La Terapia

Dopo aver raccolto i dati anamnestici e dopo aver eseguito i più opportuni accertamenti diagnostici, inizia il percorso terapeutico, che deve osservare alcune regole fondamentali:

  • Ripristinare la fertilità spontanea quando possibile;
  • Scegliere il trattamento considerato migliore in base ai criteri di invasività, efficacia e rischi connessi alla metodica terapeutica;
  • Sconsigliare il percorso terapeutico quando esistono nella coppia condizioni ad elevato rischio di insuccesso.
La coppia viene correttamente informata sulle varie possibilità terapeutiche, sulle loro eventuali complicanze e sulle possibilità di successo.
La scelta del trattamento deve tenere conto anche dell’età della donna (oltre i 35 anni si assiste ad un declino della fecondità) e della durata dell’infertilità (una durata superiore a 3 anni può indicare un’alterazione dell’apparato riproduttivo della donna più severa di quanto evidenziato dagli accertamenti diagnostici).

I percorsi terapeutici offerti dal centro, in ordine crescente di potenzialità per la risposta ovarica, sono:

  • Monitoraggio ecografico con rapporti mirati: non viene eseguita alcuna terapia farmacologia. La paziente viene semplicemente invitata a sottoporsi ad un’ecografia transvaginale in terza e decima giornata del ciclo per la valutazione follicolare e mirare così i rapporti spontanei.
  • Monitoraggio ecografico con terapia orale: in aggiunta al monitoraggio ecografico descritto al punto precedente, alla paziente viene somministrata una terapia orale per meglio selezionare il follicolo dominante.
  • Monitoraggio ecografico con piano terapeutico: il piano terapeutico è una prescrizione effettuata da uno specialista del centro tramite la quale la paziente ottiene, mediante ricetta del proprio medico curante, un farmaco da assumere con iniezioni sottocutanee dai primi giorni del ciclo e fino alla fase ovulatoria. Tale metodica prevede un controllo ecografico che viene ripetuto ogni due/tre giorni.
  • Inseminazione intrauterina (IUI) o PMA di primo livello: tecnica che viene eseguita senza bisogno di alcuna anestesia e che consiste nel depositare a livello del fondo uterino, tramite una cannula flessibile, il liquido seminale del partner opportunamente preparato. In particolare, diverse sono le modalità di preparazione del liquido seminale (LS). Preliminarmente viene diluito in un fluido e centrifugato in modo che il plasma seminale venga eliminato e rimangano solo gli spermatozoi, i quali vengono successivamente messi a contatto con un liquido “energizzante” a 37° gradi per circa un’ora.

    Vengono così scelti solo gli spermatozoi più attivi e dotati di movimento rettilineo. Al contrario se gli spermatozoi presentano anomalie di struttura (coda, testa o flagello) alcuni mesi prima della IUI è necessario eseguire terapie specifiche per ripristinarne la normale morfologia. Se anche tali terapie si rivelano infruttuose, si ricorre alla c.d. “metodica dei gradienti di densità”, che permette di selezionare solo spermatozoi morfologicamente normali. Si ottiene così un volume di spermatozoi ridotto ma di eccellente qualità strutturale. Lo sperma così opportunamente preparato viene quindi depositato in utero. La fecondazione dell’ovocita è facilitata in quanto viene ridotta la distanza che lo spermatozoo deve compiere per raggiungere la cellula uovo. Vengono altresì superati ostacoli che sono rappresentati di volta in volta dall’acidità vaginale e dallo sbarramento del muco cervicale.

    A questa procedura è associata anche la stimolazione farmacologica ovarica, che ha lo scopo di incrementare il numero e le dimensioni dei follicoli disponibili per la fecondazione. L’induzione alla crescita dei follicoli si ottiene tramite iniezioni sottocutanee a base di ormone FSH e LH, che in condizioni normali sono prodotti dall’ipofisi. Si parte con dosaggi bassi, valutati in base all’età, al peso e alla situazione endocrinologica della paziente. La posologia di questi farmaci è variabile ed è determinata sulla base di un monitoraggio ecografico da eseguire ogni tre o quattro giorni. Il monitoraggio ecografico è altresì fondamentale per stabilire il momento più opportuno per procedere all’inseminazione. La tecnica risulta indolore, poco invasiva e può essere ripetuta più volte senza problemi. La percentuale di successo in Italia si attesta al 10,3%.

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